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Paragrafo 3 . Uno e molteplice.
     
L'essere.
     
Nella  Teogonia  di Esiodo, le Muse, e l'autore stesso,  da  queste
ispirato,  cantano "ci che , ci che sar, ci  che  fu".(13)  Il
testo  greco  letteralmente dice "le cose che  sono,  le  cose  che
saranno,  le cose che furono", usando il participio plurale  neutro
del verbo "essere" (t enta, t essmena).
     All'inizio  della  letteratura  filosofica  si  manifesta  una
novit  "grammaticale" che svela una novit radicale  nel  modo  di
pensare: accanto al molteplice, alla pluralit delle cose, "le cose
che  sono",  compare l'essere, nella forma del participio  presente
singolare  del verbo "essere" preceduto dall'articolo determinativo
(t  en,  "l'essente"),  oppure  dell'infinito,  sempre  preceduto
dall'articolo    determinativo    (t    enai,    "l'essere").(14)
Quell'essere di cui si parla  l'Uno, il Tutto, non pi  un  essere
particolare,  una  delle tante cose che sono;  queste  nuove  forme
esprimono   una  dimensione  universale:  l'essere,  l'Uno      la
condizione di tutte le cose che sono.(15)
     Il  pensiero  filosofico  nasce  come  pensiero  astratto:  un
termine,   usato   al  singolare,  racchiude   in   s   tutte   le
caratteristiche, l'essenza, delle innumerevoli singole cose che con
quel  termine  possono  essere indicate. Ma, mentre  gli  individui
nascono e muoiono, quelle caratteristiche restano immutabili.
     
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     Tutto  ci che  immutabile  l'essere; le cose che nascono  e
muoiono sono il divenire. Su questa distinzione, spesso vista  come
contrapposizione, nasce e si sviluppa la filosofia greca.

Filosofia e scrittura.
     
La  filosofia  nasce  dunque "per vie interne" alla  cultura  greca
delle origini, sviluppando e affrontando da nuovi punti di vista  i
temi  presenti nel sapere mitico, ma per esprimersi ha  bisogno  di
strutture linguistiche nuove. Solo l'invenzione dell'alfabeto greco
e  della  scrittura  pu fornire queste strutture.  I  primi  testi
letterari,  quelli di Omero e di Esiodo, riproducono una tradizione
orale,  fatta di un fluire di immagini da tramandare  a  memoria  e
pertanto  costruita su persone e azioni. I primi filosofi,  invece,
utilizzarono  tutta la potenzialit della scrittura, che  garantiva
la  permanenza  del testo libera dal bisogno di ricordare,  e  dava
all'autore  "la  libert di scegliere per il suo discorso  soggetti
che  non erano necessariamente agenti, vale a dire persone. Con  il
tempo essi potevano trasformarsi in nomi impersonali, nomi di  idee
o astrazioni o "entit" (come talora le chiamiamo noi)"(16).
     La  trasmissione  orale ha un suo ritmo (si  tratta  di  versi
cantati  e  accompagnati dalla musica) e un suo tempo  che  vengono
"imposti"  all'ascoltatore  il quale  non  pu  soffermarsi  a  suo
piacere su un passaggio, un aspetto, un concetto; la scrittura,  al
contrario, consente al lettore di determinare i tempi di lettura  e
di  riflettere  sul messaggio dell'autore, libero in  tal  modo  di
comunicare  non solo "azioni" ma anche "pensieri", cio astrazioni,
idee.

